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La Stampa, Italy

Abe, Obama’s Mission to Isolate China

Abe, missione da Obama
per isolare la Cina

La stretta di mano tra Barack Obama e Shinzo Abe  
Il premier giapponese cerca l’alleato più importante per contenere l’espansionismo di Pechino nel Pacifico, la Casa Bianca resta cauta
MAURIZIO MOLINARI CORRISPONDENTE DA NEW YORK
A dispetto di un’agenda ufficiale segnata dai timori per il nucleare nordcoreano e iraniano, come per la guerra delle monete sui mercati finanziari, Barack Obama e Shinzo Abe hanno dedicato gran parte dell’incontro alla Casa Bianca alla Cina. Il motivo è quanto sta avvenendo nel Mar della Cina Orientale, dove Pechino ha mandato la guardia costiera nelle acque delle isole nipponiche Senkaku per rinvendicarne il controllo con il nome di Diaoyu.  
 
Abe la ritiene una prova di forza da parte di “un regime che sfida i vicini per tentare di aumentare il consenso il patria” e chiede sostegno a Obama affinché “sia impossibile cambiare i confini dell’Asia con la coercizione o l’intimidazione”. Pechino definisce “vergognose” le parole del premier nipponico e ammonisce la Casa Bianca a “non intromettersi” nel contenzioso fra i giganti dell’Asia su acque territoriali particolarmente pericolose, visto che a rivendicarle è anche Taiwan. Washington guarda con preoccupazione ai molteplici tentativi cinesi di allargare i propri confini, a Sud come a Est, per impossessarsi di aree marittime ricche di risorse ma il linguaggio di Obama è volutamente moderato. “Il presidente sostiene sforzi pacifici e soluzioni diplomatiche per i contenziosi territoriali - spiega Danny Russel, consigliere sull’Asia - ma si oppone ad ogni azione coercitiva o passo unilaterale capace di minacciare la stabilità della regione”. Come dire, il sostegno al Giappone rientra nella posizione già assunta nell’Asean - l’Organizzazione e i Paesi del Pacifico - ovvero opposizione ai blitz marittimi di Pechino ma senza alzare troppo i toni.  
 
Il motivo è che la Casa Bianca sta ancora studiando Xi Jinping. Il nuovo presidente cinese, da quando si è insediato in autunno, ha mandato segnali discordanti perché da un lato è più duro nei confronti della Corea del Nord, più disponibile a cooperare contro l’Iran e più determinato sulle riforme interne - al punto da auspicare una riforma dell’arcipelago gulag nazionale - ma dall’altro gli attacchi cibernetici agli Stati Uniti aumentano, con il saccheggio sistematico di informazioni riservate del governo e delle aziende. Se Obama esita a schierarsi apertamente con Tokio, Xi Jingping vede nel summit alla Casa Bianca la conferma dell’intesa strategica nippoamericana e fa subito la contromossa: i primi viaggi all’estero saranno a Mosca e Pretoria, per consolidare l’intesa fra le economie emergenti dei Brics intimorite dalla svalutazione parallela di dollaro e yen. 



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