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Pope Francis and Putin: 2018’s Unspoken Partnership

The synchronicity between the Vatican and Vladimir Putin, in terms of foreign policy, is visibly growing.

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Il 2018 potrebbe essere l’anno dello storico viaggio di Papa Francesco a Mosca. La segreteria di Stato della Santa Sede starebbe lavorando a questa ipotesi, mentre due recenti dichiarazioni hanno confermato la nascita di una nuova tendenza diplomatica: la sincronia tra il Vaticano e Vladimir Putin – specie in politica estera – sta visibilmente aumentando. Il presidente della Russia – in occasione della fine dell’anno – è solito inviare un messaggio di auguri a tutti i leader internazionali. In quello a Bergoglio era sottolineata: “la speranza di poter continuare la cooperazione costruttiva tra Russia e Vaticano per proteggere la pace e i valori umani globali e rafforzare il dialogo tra civiltà e religione”. L’ambasciatore russo presso la Santa Sede – Alexander Avdeev – ha dichiarato in un’intervista a Ria Novosti: “C’è una maggiore fiducia. Due visite del presidente russo Vladimir Putin in Vaticano, le sue conversazioni telefoniche con Papa Francesco hanno creato relazioni di fiducia. Abbiamo una simpatia reciproca, basata non solo su questioni di Chiesa, ma anche su importanti questioni internazionali”. Parole al miele, che preludono alla probabile visita del pontefice. Ma quali sono queste “questioni internazionali” che accomunano le posizioni del Vaticano a quelle della nazione più grande al mondo?

Gerusalemme, anzitutto. La decisione di Donald Trump di spostare l’ambasciata da Tel Aviv e di riconoscere unilateralmente la Città Eterna come capitale d’Israele ha destato preoccupazioni tanto a Roma quanto a Mosca. Putin – in una telefonata ad Abu Mazen – ha sostenuto che si tratta di una scelta “prematura”, mentre Papa Francesco – che anche grazie alla strategia del cardinale Parolin ha riportato la Chiesa cattolica sulla scena della politica internazionale – ha ribadito la posizione della Santa Sede per la Terra Santa: conservazione dello status quo, due popoli e due Stati. Pace, neutralità e multipolarismo sono le direttrici dell’Ostpolitik di Parolin. Vladimir Putin – dopo la vittoria in Siria – non ha alcun interesse a partecipare a processi in grado di innescare nuove tensioni in Medio Oriente. Le ragioni di questa inedita consonanza sono riscontrabili anche altrove. Joseph Ratzinger – nel libro-intervista “Ultime conversazioni” con Peter Seewald – si espresso così riguardo il presidente russo: “Non abbiamo fatto discorsi profondi, ma credo che egli – uomo di potere – sia toccato dalla necessità della fede. È un realista. Vede che la Russia soffre per la distruzione della morale. Anche come patriota, come persona che vuole riportarla al ruolo di grande potenza, capisce che la distruzione del cristianesimo minaccia di distruggerla. Si rende conto che l’uomo ha bisogno di Dio e ne è certo intimamente toccato. Anche adesso, quando ha consegnato al papa [Francesco] l’icona, ha fatto prima il segno della croce e l’ha baciata…”.Nello scacchiere geopolitico internazionale, nessuno rappresenta il tradizionalismo cattolico meglio di Vladimir Putin. E la Santa Sede è in qualche modo “costretta” a tenere conto della presa che l’ex uomo del Kgb ha non solo nei confronti della Russia, ma anche sul resto dei popoli dell’Est Europa.

Poi, ovviamente, c’è la Siria. La questione siriana è diventata suo malgrado il perno attorno al quale ruotano la maggior parte degli equilibri internazionali. L’Atlantismo non è certamente sempre condiviso da Papa Francesco, che anche nell’ultimo Te Deum dell’anno ha sottolineato come il 2017 sia stato un anno “sporcato” dalle guerre. Conflitti che – per una buona parte dei casi – potrebbero essere ascritti alle scelte operate in passato dagli Stati Uniti. Quello della Siria su tutti. La paventata crisi del modello ultracapitalista, un mai sopito antiamericanismo del pontefice argentino e la necessità degli altri poli geopolitici di contrastare la supremazia statunitense fanno il resto: Bergoglio e Putin – per una complessa serie di concause – si trovano spesso sullo stesso fronte. Papa Francesco – infine – continua ad inseguire il “sogno” dell’avvicinamento sostanziale delle Chiese cristiane. Se i precedenti pontefici non si sono mai recati in Russia è stato principalmente a causa della contrarietà degli ortodossi. Dopo lo storico abbraccio tra il vescovo di Roma e il patriarca Kirill – però – le cose sembrano essere diventate più semplici. Papa Francesco ha fretta di andare in Russia, Vladimir Putin è pronto ad accoglierlo a braccia aperte. Tutti questi elementi – insomma – lasciano presagire che il 2018 possa essere un anno segnato da un’inedita coppia.







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