Obama: “I Am the Democratic Candidate”

<--

Obama: “Sarò il candidato democratico”

Ma Hillary: “Non deciderò stanotte”

La Clinton: “Complimenti a Barack”, ma prende tempo e non riconosce la sconfitta

“Sono pronta a unire il partito”. Trattative per il “dream ticket”

WASHINGTON – Il senatore Barack Obama sarà il primo nero nella storia a giocarsi la presidenza nell’Election Day di novembre. Per tutti i media americani (anche per la più prudente Cnn) alle 3.01 italiane ha raggiunto la matematica certezza di avere la maggioranza dei delegati democratici per essere nominato candidato a correre alla Casa Bianca. Poi, in seguito, arriva anche la vittoria in uno dei due ultimi Stati, il Montana.

E Barack celebra questa giornata nel Minnesota con un discorso discorso di vittoria. Con una partenza che non lascia adito a dubbi e scatena i sostenitori: “Sono il candidato democratico alla Casa Bianca”. Seguita dall’appello al partito a “essere ora uniti contro McCain”. Alla Clinton dedica grandi elogi e un’ampia parte del suo discorso (“Una leader che ha ispirato milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio e il suo desiderio instancabile di migliorare la vita del popolo americano. Il nostro Paese e il nostro partito sono migliori grazie a lei”), ma non arriva una proposta formale di correre insieme alla Casa Bianca. E poi l’appello a tutti i cittadini degli Usa: “America, è il momento di voltare pagina”

Ma il nodo per i Democratici non è ancora sciolto. Hillary Clinton gli fa i complimenti con il suo discorso finale a New York, ma non gli riconosce la vittoria. Si dice pronta a unire il partito ma prende tempo sulle prossime mosse (compresa la possibile candidatura a vice presidente): “Questa è stata una lunga campagna, non deciderò stanotte”. Ma intanto, dopo aver ringraziato tutti quelli che l’hanno sostenuta nella corsa alla nomination, si congratula con Obama e i suoi sostenitori per “aver condotto una straordinaria campagna elettorale”. E soprattutto dice: “Ora sono impegnata a unire il partito per conquistare la Casa Bianca”.

Per lei – e lo dice ringraziando gli elettori – la soddisfazione morale di aver vinto le primarie in South Dakota. E intanto, con un ultimo colpo di scena, ha fatto filtrare la disponibilità a correre come vice di Obama. A partire dalla richiesta di un incontro faccia a faccia nelle prossime ore.

L’ex First Lady, che sognava di diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, ha tenuto l’America con il fiato sospeso. Dal suo entourage sono uscite indicazioni contrastanti, segno del caos che accompagna l’epilogo di una candidatura che sembrava nel segno dell’inevitabilità.

Prima il giallo di una dichiarazione con la quale l’ex avrebbe riconosciuto la sconfitta a seggi chiusi, sia pure attendendo ancora un giorno o due per un annuncio ufficiale di ritiro. Ma le indiscrezioni sono state smentite poi dai portavoce di Hillary. Ma con il passare delle ore sono invece filtrate voci di frenetici contatti telefonici dei Clinton per cominciare a discutere i termini della resa.

La chiave di questa giornata al cardiopalma sta in realtà nei numeri. Tutti sanno benissimo che molti dei duecento superdelegati ufficialmente indecisi sono pronti a schierarsi dalla parte di Obama. E Barack ha condotto un pressing dell’ultima ora per convincere almeno una parte a pronunciarsi subito. Un lavoro che, come si è visto, ha dato frutti: fin dalle prime ore del mattino sono piovute dichiarazioni di appoggio a Obama, spingendolo verso quota 2.118 delegati, il numero che indica la vittoria. Il numero tre dei democratici alla Camera, il deputato nero James Clyburn, ha aperto i giochi e mandato un segnale ai colleghi che, dopo cinque mesi, è ora di dichiarare partita chiusa. Nelle ore successive e fino all’epilogo serale, l’onda dei superdelegati è cresciuta e al gruppo si è unito anche un nome eccellente, quello dell’ex presidente Jimmy Carter.

(4 giugno 2008)

About this publication