New York’s Latest Public Hanging

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UN ALTRO rito crudele, necessario e purificatore siè celebratoa New York, con la più tremenda sentenza mai inflitta a un «colletto bianco» di Wall Street. AUN criminale che non ha mai fatto scorrere una goccia di sangue, ma ha distrutto più vite di qualsiasi gangstero assassino: un secoloe mezzo di carcere, praticamente una condanna alla morte bianca, per Bernie Madoff, il «truffatore serial». La giustizia usa un martello tremendo anche se arriva troppo tardi per salvare le vittime, nella nazione dove nessuno è mai immune dalla legge, dal Presidente degli Stati Uniti al volgare pusher di quartiere, passando per i signori di Wall Street. Non basteranno certamente i 150 anni di carcere inflitti a Bernard Madoff ieri dal Tribunale di New York per restituire i 170 miliardi di dollari in danni e interessi mancati – quasi un anno di carcere per ogni miliardo rubato – alle decine di migliaia di piccoli e grandi investitori o risparmiatori che gli avevano affidato in gestione la propria vita e si sono ritrovati senza nulla. Ma se neppure gli appartamenti a Manhattan, le case sulla Costa Azzurra, gli yacht, i gioielli della moglie,i resti di una fortuna personale che i periti ancora non sono riusciti a scandagliare del tutto, potrebbero cominciare a rimborsare le vittime o a risanare i bilanci degli ospedali e delle fondazioni per la ricerca sui linfomi che a lui avevano affidato i bilanci, quel secolo e mezzo restituisce almeno ai cittadini la fiducia in una giustizia che, lentamente, a volte accidiosamente, arriva a colpire anche chi si crede ormai troppo ricco o potente per essere vulnerabile. Se c’ era qualcuno che doveva sentirsi al sicuro, dopo 49 anni di gestione finanziaria che lo avevano portato dalla casa del padre a Queens, un idraulico specializzato in spruzzatori automatici da giardino, ai vertici della «high society» di Manhattan, con un capitale iniziale di 5 mila dollari nel 1960, questo era Bernard Madoff, lo «zio Bernie» come lo chiamavano tutti i clienti, i corteggiatori, gli amici, personalità come il Nobel e superstite della Shoa, Eli Wiesel o Steven Spielberg, da lui implacabilmente spennati, infliggendo anche alla grande famiglia ebraica di New York la beffae poi il danno atroce degli immancabili rigurgiti di antisemitismo da Ku Klux Klan. La pena non poteva quindi che essere esemplare, la più pesante mai inflitta a Wall Street nella storia della giurisprudenza americana da quando, negli anni ‘ 30, fu definito e codificato anche il reato da «colletto bianco» sull’ onda della Grande Depressione, quando finalmente l’ amministrazione Roosevelte il Congresso cercarono di rimettere le briglie ai cavalli pazzi di Wall Street che, allora come oggi, avevano fatto precipitare la carovana dell’ economia mondiale nel baratro. Per questo, il secolo e mezzo inflitto allo «zio Bernie» per «il più mostruoso crimine finanziario mai visto», come ha detto il giudice, non vuole soltanto punire un truffatore in serie, ma inviare il segnale che un’ altra generazione allevata nei nuovi «anni ruggenti» della finanza senza regole è arrivata a fine corsa e il vento anche a Wall Street è cambiato. Spazzare via la sensazione che anche nella democrazia americana esistano coloro che siano «più uguali» degli altri davanti alla legge e che la ricchezza metta al riparo dalla «lunga mano» della giustizia. All’ ergastolo, e ucciso da un infarto per lo shock, fu condannato anche il grande amico di Bush e Cheney, il presidente e creatore della Enron, Kenneth Lay, «Kenny Boy» per il presidente che lo riceveva. Madoff ha certamente pagato anche per altri, per magliari e pataccari meno spudorati di lui che applicavano quello schema di truffa purtroppo legato per sempre al nome dell’ inventore italiano, il romagnolo di Lugo Carlo Ponzi. Zio Bernie si limitava a depositare sul proprio contro alla Chase Manhattan Bank gli investimenti, dai quali poi pagava gli interessi in una continua partita di giro, fino alla caduta e alla sua confessione ai figli di avere vissuto per mezzo secolo, «a big lie», una grande bugia. Il collasso di banche d’ affari hanno portato a galla meccanismi e investimenti poi definiti «tossici» che non distavano, altro che per la apparente nobiltà accademica, molto dal trucco di prendere i soldi di Pietro per pagare gli interessi a Paolo senza davvero investire in nulla di concreto. Montando piramidi di nulla, fondate sulla illusione della moltiplicazione della ricchezza immaginaria. La sua «esecuzione bianca», perché di questo si tratta con la certezza che avendo 71 anni compiuti morirà in carcere e ne patirà la brutale ospitalità, è un rito come sempre simbolico e necessario nella periodica catarsi di una società che non può acciuffare tutti, quale che sia il colletto della loro camicia. Ma che periodicamente, spesso recalcitrando o esitando secondo il colore ideologico di chi governa, deve dimostrare ai cittadini che, da un presidente con istinti anticostituzionali come Nixon a un governatore di New York come Spitzer con sfacciate frequentazioni femminili, non tutti possono imbrogliare tutti, tutti i giorni. Neppure lo «zio Bernie», con il suo sorriso rassicurante e bonario. – VITTORIO ZUCCONI

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