Obama in the “Docs and Cops” War

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LA BUONA guerra di Barack Obama per una sanità sottratta alla speculazione sulla malattia, è ormai una battaglia per la vita. La propria, per sopravvivere politicamente, che lo vede, scrivono i giornali, in lotta contro « docs» e « cops », medici e ora addirittura poliziotti. POLIZIOTTI ai quali in fondo lui rimprovera la stessa insensibilità verso le minoranze deboli, di censo e di razza. E per salvare la vita dei milioni di americani condannati a morire dalla avarizia di assicurazioni che coprono i sani e li scaricano quando si ammalano. È una guerra che tutti dicono di volere e che nessuno è mai riuscito a vincere. Ora Obama si è lanciato contro le lobby ben protette in Parlamento dai propri clienti democratici come repubblicani, aggiungendo alla lista dei nemici i poliziotti di Cambridge, nel Massachussets, che hanno arrestato «stupidamente» un professore afroamericano di Harvard colpevole di avere inveito quando non vollero credere che la bella casa dove era entrato senza le chiavi fosse davvero la sua, come i documenti avevano accertato. Il solito pregiudizio contro il “negro sorpreso a trafficare davanti a una porta”. Una metafora illuminante, perché proprio contro le minoranze, razziali o sociali, si accaniscono l’ iniquitàei pregiudizi del sistema sanitario privato. Ma « docs and cops », dottori e poliziotti, sono avversari pericolosi e formidabili, caste potenti e rancorose. La sua risposta al Parlamento recalcitrante e a un’ opinione pubblica agitata dai classici spettri che da 60 anni bloccano ogni speranza di copertura sanitaria nazionale (la “medicina socialista”, le “nuove tasse” per finanziarla) è quindi quella del giocatore che sta perdendo al tavolo da gioco, come lui sta perdendo fiches al tavolo dei sondaggi. Raddoppia la puntata per rifarsi. Il rischio è forte, ma lo stillicidio quotidiano di popolarità sta dissanguando il suo progetto e il suo capitale politico. Non ha scelta. Eppure già la prima scadenza per le commissioni, che lui voleva entro agosto, è slittata verso la fine dell’ anno. Lo scandalo del sistema sanitario americano, oggi un patchwork iniquo e bizzarro di polizze concepite per non pagare e di costi altissimi, è la scommessa che Obama sa di non poter perdere, se non vuol vedere tutta la propria agenda politica azzoppata forse irrimediabilmente. Nessun’ altra iniziativa come questa raggiunge il cuore di una società che avverte la crudeltà di un sistema privato nel quale le assicurazioni spremono ogni anno più soldi dai clienti, per poi negare loro, quando si ammalano, l’ assistenza, e infatti aumentano i profitti. Ma che s’ imbizzarisce davanti alla necessità, ormai chiara in tutto il mondo sviluppato, di razionalizzare, e quindi di razionare, il consumo di medicina, secondo criteri di vera necessità clinica. Lo sanno benissimo la minoranza repubblicana così come la corrente dei democratici conservatori del Sud, i Blue Dog come si fanno chiamare dal loro primo incontro in una sala adornata dai quadri di un pittore specializzato in ritrarre cani in blu. Sanno che questo non è il solito ritocco delle aliquote fiscali, la solita legge sui lavori pubblici. Nella trasformazione del sistema sanitario americano da un’ industria che fornisce il meglio della medicina a chi se la può permettere e il nulla a 47 milioni di indifesi, c’ è un cambio di cultura nazionale che la destra avverte e teme. E che osteggia, al grido di« kill it », uccidete la proposta, come ha strillato il più isterico dei commentatori neocon, Bill Kristol. È una guerra ideologica, come non si vedeva dagli anni di Roosevelt con il New Deal e di Johnson, con la sua Great Society. Se passerà il principio obamaniano che ogni cittadino, indipendentemente dal proprio reddito, ha diritto alla sanità, come in tutte le nazioni civili, qualcosa di profondo cambierà per sempre in America. – VITTORIO ZUCCONI

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