Obama schiera l’America in prima fila nei soccorsi al Giappone flagellato da tsunami e incidenti nucleari ma senza arretrare di un passo sui progetti di rilancio dell’energia atomica nazionale. Da quando è stato svegliato alle 4 di sabato dal capo di gabinetto Daley con le prime notizie sullo tsunami il Presidente sta affrontando la crisi giapponese.
Obama ha un duplice intento: porre l’America alla guida della coalizione internazionale dei soccorsi e impedire che le esplosioni di Fukushima dirottino la sua politica energetica. Per testimoniare lo slancio verso l’alleato ferito, Obama ha detto di aver il «cuore spezzato», ha ricordato «la cultura giapponese che ho sentito mia durante l’infanzia alle Hawaii» ed ha inviato unità della Us Navy, dozzine di elicotteri e centinaia di marines a partecipare ad un’operazione umanitaria che un portavoce della Casa Bianca descrive come «la sintesi fra l’inondazione di New Orleans, l’ecatombe di Haiti e il sisma del Cile». Ma soprattutto Obama ha autorizzato la mobilitazione della task force nucleare per tentare di evitare il peggio nel reattore di Fukushima: l’invio di un team di super-esperti sostenuto dalle più moderne tecnologie create dall’uomo punta ad evitare la fusione che evoca nei giapponesi l’incubo di Hiroshima e negli americani lo spettro di una nube di radiazioni sui cieli del Pacifico. La Casa Bianca sta facendo ricorso ai segreti della propria scienza nucleare per sostenere un alleato in difficoltà e testimoniare al tempo stesso alla sua opinione pubblica che, come avvenuto già dopo i violenti sismi di Haiti e Cile, Obama vuole l’America nel ruolo di leader.
Ma ciò non comporta abdicare alla convinzione che il nucleare sia un tassello cruciale della rivoluzione energetica necessaria per emanciparsi dalla dipendenza dal greggio importato dall’estero. Ai leader del partito democratico che premono sulla Casa Bianca per ottenere una sospensione degli stanziamenti varati nel 2010 per costruire in Georgia la prima nuova centrale nucleare in 30 anni, Obama risponde facendogli sapere che «i nostri impianti sono sicuri» ribadendo che il nucleare serve «a dipendere di meno in futuro dai gas nocivi» e dunque a proteggere il clima. Anche questa scelta per Obama implica ritagliare all’America un ruolo di leadership: nella rivoluzione energetica.
Abituato ai combattimenti duri della politica di Chicago, atteso fra 10 mesi da una difficile campagna per la rielezione ed alle prese in Libia con una crisi che evidenzia il rischio di dipendere dal greggio dei dittatori, il Presidente che viene dalle Hawaii e scelse Tokyo per rivolgere all’Asia il discorso sulla partnership del XXI secolo, vede nel dopo-tsunami l’opportunità di confermare il ruolo di guida dell’America nel mondo multilaterale. Scommettendo sull’abilità dei tecnici della «National Resources Commission» di scongiurare una catastrofe nucleare.
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