The Social ‘Trumpet’ of Populist Trump

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La «tromba» social del populista Trump

Dacia Maraini 

Stati Uniti. Febbraio. Cammino per le strade di una New York sporca, sciatta, incurante dei tantissimi barboni che abbrutiti frugano nella spazzatura. Da una parte i senzatetto che dormono sotto i portoni e dall’altra la presenza sempre più fitta di chincaglierie cinesi che stanno sostituendo i negozi che vendevano roba utile e necessaria. Un trionfo del superfluo. Un ritorno scintillante agli incantesimi infantili. I bravi cittadini che faticano per guadagnare e rispettano il prossimo sono fuori moda, vengono sostituiti da robusti bulli sempre pronti a tagliare a fette il nemico brandendo spade di luce, aprendo ali di stoffa per volare da un tetto all’altro. La realtà si trasforma per magia spettacolare in un eterno fumetto. Quale personaggio più fumettistico di Trump il cui nome sembra inventato apposta per strombazzare nuove e mirabolanti verità. Trumpette vuol dire tromba, e spesso i discorsi del presidente hanno la sonorità semplicistica di una tromba che annuncia grandi eventi spettacolari. Sembra che la mattina il trombettiere si alzi presto e corra a dichiarare le sue verità usando paradossalmente il verso cinguettante di un Twitter. Sorprende e terrorizza i suoi stessi collaboratori per la disinvoltura con cui attacca la stampa: «Raccontano solo balle, dobbiamo prendere provvedimenti», attacca la magistratura «sono una banda di ignoranti politicizzati», attacca gli intellettuali, gli attori, gli insegnanti, gli studenti, chiunque non la pensi come lui. 

Le università ribollono di indignazione. Gli insegnanti e gli studenti non credono alle sue roboanti promesse e scendono per strada a contestarlo. Criticano apertamente le sue idee razziste, i suoi progetti economici: taglio alle tasse per gli industriali, taglio all’assistenza medica per i più poveri, taglio agli investimenti per le scuole pubbliche, taglio alla conservazione e alla difesa del territorio, nuovi e favolosi investimenti per l’esercito, favoritismi per le scuole private, disprezzo per le preoccupazioni ambientaliste, per le donne e la loro professionalità, insomma una drastica pratica di conservatorismo rabbioso e chi non ci sta viene insultato quotidianamente. Molti sperano in un impeachment per i suoi rapporti con i servizi segreti russi che l’avrebbero aiutato nello screditare l’avversaria Clinton. Ma la cosa non sembra facile. Molte speranze sono poste nelle forze di una democrazia dal basso che si opponga senza violenza ma con fermezza al nuovo populismo da circo.

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