In America, corruption allegations are made not only by 91% of Democrats and 90% of independents, but also by 83% of Republicans.
At the White House, the president proudly displays his latest gift — desk phones with gold trim and the Cisco logo — and since yesterday, Americans can purchase the $1 coin bearing the face of a rejuvenated Donald Trump with an exceptionally full head of hair, sold in packages of 100 for $154. Meanwhile, a Gallup poll indicates that 89% of Americans believe the U.S. government is corrupt.
United States citizens have never treated Washington gently. Some 73% considered the government corrupt 20 years ago. Trump was elected precisely on the campaign promise that he would “drain the swamp.”] After a decade of Trumpism, the almost nine out of 10 Americans who consider the administration corrupt should sound a death knell for the conservative leader, even more so than the continued decline in popularity in the polls. In fact, according to the Gallup survey, corruption allegations are made not only by 91% of Democrats and 90% of independents, but also by 83% of Republicans.
But with the midterm elections expected to be a close contest anyway, and with Trump remaining the driving force behind the right’s election campaigns, we must consider another possibility. Brazen in his repeated use of the presidency to enrich himself and his family, Trump may have ushered in a kind of complacency, at least among his supporters, after an initial wave of general outrage.
Certainly, there are Republican candidates who remain silent but who are increasingly worried that the enrichment of Trump and his inner circle could affect the votes of the forgotten: impoverished white voters who abandoned the Democrats, dazzled by Trump’s promises of redemption. Perhaps the billions being earned through cryptocurrency and Wall Street securities, the Trump family’s investments around the world, and the jumbo jet Qatar gifted Trump — combined with soaring gas prices caused by the war — may contribute to the Grand Old Party’s defeat.
Se la corruzione diventa normalità
In America l’accusa di corruzione viene, oltre che dal 91% di democratici e dal 90% di indipendenti, anche da un 83% di repubblicani
Mentre alla Casa Bianca il presidente mostra con orgoglio l’ultimo regalo ricevuto, telefoni da tavolo coi bordi d’oro e il logo della Cisco, e mentre da ieri gli americani possono acquistare la moneta da un dollaro con la faccia di un Donald Trump ringiovanito e con una foltissima capigliatura (venduta in confezioni da cento pezzi a 154 dollari), un sondaggio della Gallup indica che per l’89% degli americani il governo degli Stati Uniti è corrotto.
I cittadini dell’Unione non sono mai stati teneri con Washington: già vent’anni fa l’accusa di corruzione era al 73%. Trump si era fatto eleggere proprio con la promessa di «prosciugare la palude». I quasi 9 americani su 10 che dopo un decennio di trumpismo giudicano l’Amministrazione corrotta dovrebbero suonare quasi come una campana a morto per il leader conservatore, addirittura più del continuo calo della sua popolarità nei sondaggi: secondo l’indagine Gallup, infatti, l’accusa di corruzione viene, oltre che dal 91% di democratici e dal 90% di indipendenti, anche da un 83% di repubblicani.
Ma, col voto di midterm che sarà comunque un testa a testa e con Trump che rimane il motore della campagna elettorale della destra, bisogna considerare un’altra ipotesi: Trump, sfrontato nell’usare a raffica il ruolo presidenziale a fini di arricchimento suo o della sua famiglia, potrebbe aver suscitato, dopo un’iniziale generica indignazione, una sorta di assuefazione, almeno da parte del suo elettorato.
Certo, ci sono candidati repubblicani silenti ma rosi dal timore che gli arricchimenti di Trump e del suo clan, possano pesare sul voto dei forgotten men: i bianchi impoveriti che avevano abbandonato i democratici, abbagliati dalle promesse di riscatto di The Donald. Magari i miliardi guadagnati in criptovalute, in titoli di Wall Street, gli investimenti familiari in giro per il mondo, il jumbo jet ricevuto in dono dal Qatar, contribuiranno, col prezzo della benzina salito alle stelle per la guerra, a far perdere le elezioni al Grand Old Party.
Ma intanto, come già avvenuto su altri fronti per gli eccessi di Trump — dalla diffusione di linguaggi brutali, volgari, antidemocratici, fino agli scavalcamenti del Congresso e alle forzature della Costituzione — anche per la corruzione si rischia una sorta di normalizzazione. Magari punteggiata da isole di indignata rassegnazione.
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